Sulla vetta dell'anno ventitré guardo a valle le luci del ventiquattro. Le scarpe frettolose E gli abbracci augurosi. Vorrei guardare la felicità da dentro i vostri occhi e sorridere da dentro i vostri cuori.
Mi arrampico sui ricordi di quand'ero piccolo. Quattro cose da giocare Un mondo semplice Un piccolo quartiere Laguna intorno Giardini e tramonti E niente di più. Ora la scala va su E salgo più in alto Sulle fantasie dei sogni che non ho vissuto Sui voli che non ho preso Sui cuori che non ho avuto E sui desideri ancora lì Che mi prendono la mano a momenti E mi arrendo ancora Senza capire, senza parole A seguire quella luce lontana. La solitudine ia curiosità e la paura.
La felicità negli occhi dei visi del bar, il baccano, le tazze e i piattini, le chiacchiere libere in aria. Piedi, braccia, mani che prendono. Palpebre, guance, sorrisi desiderano. Un mattino di vita normale, un tuffo in mezzo a cuori di un nuovo venerdì del tempo che va.
Corro continuamente e la mia anima mi insegue a fatica nel tentativo di riuscire a starmi accanto. A volte la stacco di così tanto che mi sembra di averla smarrita due tre angoli di strada fa. Allora con timore mi fermo ad attenderla. Eccola, con calma mi raggiunge, mi riempie. Rari momenti di unità, me di nuovo intero e completo.